La depressione è un’epidemia di portata mondiale. Nel 2020 secondo le stime dell’OMS la depressione sarà la più diffusa malattia del pianeta. Personalmente credo che la maggior parte delle depressioni abbiano le loro radici nella solitudine, ma la comunità medica preferisce parlare di depressione piuttosto che di solitudine. È più facile liberarci del problema dando una diagnosi e una scatola di farmaci. Perché se cominciassimo a parlare di solitudine, sapremmo, per certo, che non ci sono farmaci. Non c’è industria medica che tenga, basta l’amore umano.
Patch Adams

Mi considero una persona felice e anche fortunata, nonostante i molti grandi dolori della mia vita. Le tante sfide che ho dovuto affrontare mi hanno aiutata a sviluppare una sensibilità particolare nei confronti della sofferenza degli altri. Mi piace e mi consola pensare di poter dare, attraverso la mia testimonianza, un aiuto concreto alla solitudine di chi soffre. Tra i tanti temi che mi stanno particolarmente a cuore c’è quello della salute mentale.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della sanità, il 25% della popolazione europea soffre di depressione. La depressione post-partum colpisce invece tra il 15 e il 20% delle neo-mamme, quasi 1 su 5. Ecco la mia storia:

La nascita del mio primo figlio è stata un viaggio difficile, molto faticoso per entrambi. Una gravidanza a rischio, vissuta in solitudine, mio marito dall’altra parte del mondo a causa del suo lavoro,  gli ultimi cinque mesi trascorsi immobile in un letto, mille esami e mille paure. Poi, un parto traumatico, una brutta lacerazione e, infine, un residuo di placenta grande come un fagiolo rimasto in utero, infezione puerperale e shock settico. Passato il terremoto, per alcuni giorni, silenzio e normalità.  Sembrava tutto finito.

Ricordo un pomeriggio, un paio di settimane più tardi,  seduta nella cameretta con il mio bambino in braccio: sentii, ma in qualche modo “vidi” arrivare un’onda di tsunami, come se l’acqua del mare e la sabbia del deserto si fossero unite creando un muro in movimento; un’ enorme onda scura, densa che si avvicinava sempre di più. Quando mi ha avvolta, mi sono sentita come se mi avessero seppellita viva.  È durata un anno. Nel mio caso, i sintomi erano una stanchezza infinita e un senso di inadeguatezza pressoché totale.

Era come sentirmi dentro a un aquario senza avere i polmoni per respirare.  Un anno di apnea. Sola, invisibile.  Nessuno mi diede una cura, niente…

Il medico diceva che dovevo essere felice, perché avevo rischiato di morire, e che questa stanchezza era normale. “Cose da mamme”, diceva lui…

Baby blues,  depressione post-partum e psicosi puerperale sono le espressioni  utilizzate per definire tre  diversi livelli di disagio che  una neo-mamma può trovarsi ad affrontare. Conoscerle può aiutarci ad aiutare…

Baby blues

Nella patria delle mamme e del mammismo, la lingua italiana, a oggi, non ha voluto definire il disagio interiore spesso vissuto da una neomamma. Usiamo, infatti, il termine inglese baby blues, coniato da Donald Winnicott, pediatra e psicoanalista,  per definire la presenza di un disturbo emozionale generalmente lieve e transitorio che colpisce una percentuale piuttosto elevata di donne, tra il 50 e l’80%.

Baby significa neonato, bambino piccolo, mentre blues, blu, è il termine che indica in lingua inglese non solo il colore blu ma anche il sentirsi tristi, malinconici. I sintomi, che durano generalmente una o due settimane dopo il parto,  sono legati a un’instabilità del tono dell’umore, una stanchezza generale, tendenza al pianto, irritabilità, scarsa capacità di concentrazione, problemi di appetito  e/o problemi del sonno;  spesso, si sviluppano livelli elevati di ansia relativa alle difficoltà di allattamento o a una percezione di incapacità a far fronte al proprio ruolo di mamma.

Tra le cause principali, è sicuramente da ricercare la brusca caduta dei livelli ormonali, estrogeni e progesterone in particolare, conseguente al parto. A ciò si aggiunge anche lo stress fisico e mentale legato al travaglio e al parto e a volte anche al periodo stesso della gravidanza. Stress che può essere esacerbato da problemi relazionali in famiglia, o anche problemi legati al lavoro e alla situazione economica.

Per questo tipo di disagio transitorio non è generalmente previsto un intervento medico o psichiatrico. Tuttavia, può essere utile, in alcuni casi, rivolgersi ad un professionista psicologo o psicoterapeuta per imparare a utilizzare strumenti di consapevolezza che insegnino a gestire con saggezza le proprie risorse così da poter vivere la fatica e lo stress del nuovo ruolo, fisico, emotivo e relazionale.

Depressione post-partum

Nel 10-15% delle neomamme, può svilupparsi una sindrome depressiva importante chiamata depressione post-partum che include una serie di  segni e sintomi, tra i quali:

  • Tono dell’umore costantemente depresso o cambiamenti repentini di umore
  • Crisi di pianto
  • Difficoltà a stabilire un legame affettivo con il proprio bambino
  • Disturbi dell’alimentazione
  • Estrema stanchezza e perdita di energia
  • Mancanza di fiducia e di speranza
  • Sensazione di inadeguatezza, vergogna e incapacità ad essere una “buona mamma”
  • Severa ansia e attacchi di panico
  • Pensieri suicidari
  • Pensieri insistenti o transitori relativi al fare del male al bambino o a farlo cadere
  • Insonnia o ipersonnia (dormire poco e male o dormire troppo)
  • Incapacità di provare gioia ed emozioni positive

Psicosi post-partum

È fortunatamente un evento raro, e può verificarsi entro una settimana dal parto. I sintomi includono:

  • confusione, senso di disorientamento
  • allucinazioni
  • agitazione estrema
  • paranoia
  • pensieri ossessivi riguardo il proprio bambino
  • tentativi di autolesionismo o di aggressione nei confronti del proprio bimbo

Recenti ricerche nell’ambito delle neuroscienze hanno dimostrato come la biologia svolga un ruolo importante nello sviluppo delle sindromi depressive. Lo stress sembra infatti svolgere un ruolo importante, andando a coinvolgere l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, il coordinatore centrale dei sistemi di risposta neuroendocrina allo stress.

La depressione post-partum dei papà

Se state pensando che la depressione post-partum sia un evento attribuibile solo alle neomamme, ebbene, state sbagliando.

Anche i neopapà possono soffrire di questo disturbo. La ricerca ci dice che il 10% dei papà possono sviluppare sintomi importanti  di malinconia, fatica, ansia, disturbi alimentari e del sonno, sintomi che è importante non sottovalutare. I papà che hanno una storia di disturbo depressivo o sindrome ansiosa, che si trovano a vivere difficoltà relazionali o economiche sono a rischio maggiore di depressione post-partum.

Matteo, un giovane papà 34enne, racconta “Dopo la nascita di mia figlia mi sono sentito catapultato nello spazio senza possibilità di tornare sulla Terra… una sensazione di vuoto, di panico e di inadeguatezza. Sentivo di non riuscire a sostenere la mia compagna e questa sensazione era terribile”…

Quali sono i fattori di rischio?

Chiunque può trovarsi a soffrire di depressione post-partum. Il rischio, tuttavia, aumenta se la persona ha sofferto in passato di episodi depressivi, se soffre di disturbo bipolare, se è reduce da eventi stressanti legati alla gravidanza, alla salute, alla famiglia, o al lavoro, se la gravidanza e gemellare o non voluta.  Anche le difficoltà di allattamento e la mancanza di una rete sociale di supporto durante la gravidanza e dopo il parto possono aumentare i rischi di sviluppare una sindrome depressiva. Non dobbiamo sottovalutare l’importanza del sostegno e della condivisione. Non attraverso i social, i messaggini, le e-mail, ma una presenza di braccia e di cuore. Una presenza umana.

Cosa fare? Quando chiedere aiuto

La depressione nella nostra società è accompagnata, in generale, da un grande stigma. Molti, anche tra i professionisti della salute, ne sottovalutano l’importanza e le conseguenze a lungo termine per la salute e il benessere della persona. La depressione legata e un evento gioioso come la nascita di un bambino porta con sé uno stigma ancora più grande. Come è possibile, ci si chiede, essere tristi di fronte alla bellezza di una nuova vita?

È arrivato il momento di dire con chiarezza che la depressione è una malattia, NON una debolezza di carattere o il frutto di scarsa forza di volontà e di motivazione!

Molto si può fare per prevenire la depressione post-partum.

Se avete sofferto in passato di depressione, parlatene con il vostro medico nel momento in cui inizia la vostra gravidanza. Potrà accompagnarvi durante la gravidanza e nel dopo parto così da intercettare precocemente i sintomi e aiutarvi a superarli attraverso una terapia farmacologica o una psicoterapia.

I corsi di preparazione al parto possono anche aiutarvi a costruire una rete sociale di future mamme in grado di condividere insieme a voi dubbi e fatiche di un nuovo ruolo.

A volte, per la nuova mamma è difficile esprimere il proprio disagio. Le giornate sono piene di impegni e responsabilità e il senso di vergogna e di disagio nell’esprimere un proprio malessere può ostacolare la presa di coscienza e la richiesta di aiuto. Se siete invece vicini a una neo-mamma e la vedete particolarmente affaticata, aiutatela a chiedere aiuto, attraverso il proprio medico di medicina generale o un consultorio.

Se potete, non lasciate che nessuno si senta mai solo nella sua fatica! Siamo profondamente connessi l’uno all’altro e ogni nostro respiro è il respiro del mondo.

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