Get well soon, dear friend!

È così

C’è un filo che segui. Va tra le cose
che cambiano. Ma il filo non cambia.
Gli altri si chiedono dove vai.
Devi dare spiegazioni del filo.
Ma per gli altri è difficile capire.
Se tieni il filo non puoi perderti.
Le tragedie capitano; le persone vengono ferite
o muoiono; e tu soffri e invecchi.
Non puoi fermare il tempo.
Non mollare mai il filo.

W. Stafford

La prima volta che conobbi Frank Ostaseski, molti anni fa, ne rimasi incantata;  ma mai avrei immaginato il proseguo del nostro incontro e delle nostre vite.

Ero a Trieste, al convegno della Società Italiana di Cure Palliative e la sua presenza, sul palco, era stata forza pura. Una forza quieta, lenta, potente. Quell’uomo altissimo, dai capelli bianchi come le nuvole e dagli occhi azzurri come un cielo di primavera mi aveva quasi intimidita. Ero rimasta incantata dalla immediatezza della sua comunicazione. Aveva un’aria da “scugnizzo” americano, divertito e irriverente, ma anche da mentore solenne e pragmatico, arrivato da un altro pianeta a farci guardare la vita con gli occhi aperti. Stando fermi.

Frank Ostaseski ha una storia importante; è stato osservatore e attivo partecipante di grandi cambiamenti sociali.

È  stato il mitico, visionario e illuminato fondatore, nel 1987,  dello Zen Hospice Project a S. Francisco, in California. Il primo hospice buddista americano, creato negli anni terribili dell’epidemia di Aids. Anni in cui i malati morivano per strada, soli, disperati, senza una casa, una famiglia, un abbraccio. Senza speranza.

Direttore per anni del Metta Institute, autore di libri, insegnante Zen chiamato più volte a parlare ad Harvard, alla Mayo Clinic, allo Sloan Kettering Cancer Center, al Dartmouth-Hitchcock Medical Center in Libano, all’Università di Heidelberg in Germania… Ha formato e educato migliaia di medici, infermieri, psicologi, volontari, esseri umani. Nel nostro ambiente di cura, tutti gli dobbiamo qualcosa.

Se siamo diventati dei bravi professionisti e, forse, degli esseri umani migliori è anche grazie a lui.

Ascoltandolo parlare, sul palco, si sentiva la verità di chi, con la morte, vive ogni giorno. Senza l’ansia del fare, ma con la consapevolezza, la delicatezza e l’umiltà dell’esserci.

Pratico meditazione da quando ero una ragazzina, e il mio lavoro di psicologa è da sempre stato centrato sul cambiamento, sulle fasi del vivere in  salute e in malattia. Le fasi della nascita e quelle della morte. La pratica della gentile consapevolezza.

Ho iniziato a partecipare ai ritiri annuali di formazione di Frank sul fine vita. In Toscana, nella bellezza quasi struggente delle colline, tra uliveti e viti e piccoli fiori selvatici che punteggiavano la terra ovunque, così pieni di vita e curiosità.

All’inizio ero un po’ chiusa, lo odoravo come fanno i gatti per capire se ci si può fidare. Nel contatto con il fine vita mi è capitato di incontrare persone che cercavano di rimediare al proprio male di vivere accudendo i malati. Persone impegnate, ma non realmente autentiche. Ma con Frank, i dubbi si sono presto sciolti. Frank ha vissuto la vita, il dolore, la fatica, ma anche la gioia e il piacere di vivere accompagnato dalla sua guida interiore: la sua intelligenza spirituale, il suo impegno nei confronti della vita, della pratica quotidiana, degli altri.

È nata così una preziosa relazione di amicizia, gioia, profondità, gratitudine estrema. L’ho incontrato nuovamente, in un ritiro, un mese dopo la morte di mio figlio e l’esperienza fortissima della condivisione di gruppo, durissima, sconvolgente, dis-umana mi ha strappato i miei ultimi stracci di certezza e ne sono uscita nuda, vulnerabile, stanca, ma ricca di quella Presenza che al ritiro ho e abbiamo tutti sentito.

Rami che si toccano nel silenzio della foresta. Un unico cuore pulsante. Il Mistero della Vita e della Morte. Fili che si perdono e si riannodano all’infinito.

Tutta la mia vita, inclusa la relazione con me stessa, con i miei pazienti, con gli amici, con la famiglia, con il Mondo è cambiata. È cambiata attraverso il dolore che esiste in me, ma anche nella profonda gratitudine e gioia per quello che ho ricevuto, non solo quello che ho perso. Perché io non ho perso la speranza. La speranza nella condivisione, in un mondo migliore, la speranza che il Bene, quello vero, possa toccare ogni cuore e farlo rinascere a nuova vita, anche oltre la vita stessa. Anche quando il cuore è a pezzi.

Ho visto Frank in giugno, quattro giorni di bellezza, gioiosità, risate, conversazioni, condivisioni. Un regalo prezioso. Ci siamo lasciati con un appuntamento per una video intervista che avremmo registrato agli inizi di luglio. Volevo parlare con lui del suo ultimo libro “I Cinque Inviti: come la morte può insegnarci a vivere pienamente”. Un libro che tutti, ma veramente tutti dovrebbero leggere, perché parlare della morte è onorare la vita. Sempre.

Non si può vivere, infatti,  senza accogliere la parte più solenne della nostra esistenza e di quella di coloro che amiamo, curiamo, e con i quali condividiamo questa nostra Terra.

Frank era tornato a San Francisco, io a Trieste. Stava per trasferirsi a Santa Fè con Vanda, la sua meravigliosa moglie. Era contento, pieno di progetti e di curiosità.

Frank Ostaseski and Kira Stellato

Frank Ostaseski e Kira Stellato

Il giorno dell’intervista (che pubblicherò a breve qui sul nostro sito) io ero emozionatissima, mai stata così emozionata in tutta la mia vita. Per qualche ragione sentivo l’importanza solenne di quel momento. Non riuscivo più a trovare le parole. Scambiammo una battuta su come la psicologa fosse presa dall’ansia… Gli feci, mi ricordo, mille domande, mi sembrava che non ci fosse più tempo…  e lui rispose con la sua pazienza e il suo affetto, onorandomi della sua stima e della sua fiducia, regalandomi parole molto gentili per il mio lavoro, parole che mi hanno commossa. È stato accogliente, mi ha riempita del suo affetto e della sua straordinaria capacità di ascolto e di comunicazione.

Quando ci siamo lasciati mi ha detto “Ci incontreremo ancora, organizzeremo altri incontri. Abbiamo tante cose di cui parlare. Ti voglio bene”.

Il 13 luglio Frank Ostaseski è stato colpito da un ictus. Sono state settimane di grande dolore e di grande inquietudine.

Oggi, per nostra grande gioia, Frank c’è e se anche la sua condizione è al momento, di grande fragilità, la sua presenza è rimasta intatta e persino potenziata dalla malattia.

In uno dei suoi messaggi ha scritto:

“… Sono stato umiliato da questa nuova condizione. I dottori mi dicono che ho avuto un ictus grave. Tuttavia, ho la fortuna di avere un numero limitato di sintomi e menomazioni. Quando le persone sentono la parola ictus di solito immaginano il peggio.

Il mio caso è più fortunato. Non ho paralisi, problemi di linguaggio o deficit cognitivi significativi. La mia visione periferica sinistra è fortemente limitata e ho qualche problema con l’elaborazione di idee complesse e con la sequenzialità delle cose che accadono. Ho anche difficoltà con il tempo. I giorni della settimana sono solo concetti e vivo in un flusso continuo di tempo. Se qualcuno dice che tornerà tra pochi minuti, mi possono sembrare ore. Ma questo sta lentamente migliorando.

I medici parlano della capacità di recupero del cervello. Tuttavia, sono più interessato alla scoperta. Voglio esplorare come posso vivere pienamente con questi cambiamenti. La mia felicità non dipende dal recupero delle funzioni perse.

L’ictus iniziale si è verificato il 13 luglio e da allora ho avuto alcuni ictus più piccoli con sintomi diversi. La maggior parte dei nuovi sintomi, mentre temporaneamente erano spaventosi, sembrano risolversi entro un’ora.

Sin dall’inizio ho avuto una consapevolezza di fondo molto stabile. Filtra quella che potrei definire una vera identità. Era permeata d’amore che si manifestava come una sorta di profondo sostegno e fiducia. Sono stato affascinato osservando come la mente può aiutare il cervello a guarire e funzionare.

Ad esempio, Joan Halifax e io dovevamo condurre un ritiro, l’amore e la morte, credo, lo scorso fine settimana. Ovviamente non potevo volare a Santa Fe per insegnare. Quindi mi sono unito a loro tramite una connessione online. Ho parlato brevemente per circa 10 minuti e poi ho fatto una ad una le domande e risposte con i 100 partecipanti al ritiro.

Volevo vedere come il mio cervello avrebbe gestito domande complesse, diversi stati mentali ed emotivi. I miei filtri emotivi sono piuttosto sottili al momento. Ciò crea molta empatia, ma anche l’incapacità di gestire le lacrime. Fortunatamente non ho mai avuto paura di piangere in pubblico.

Ho chiesto a Joan un feedback onesto. Ha detto che ero abbastanza convincente e che l’intera stanza era profondamente commossa. Ha usato la parola “fantastico” ma a me sembra un’iperbole.

Quello che ho visto è che la mia vulnerabilità e le lacrime erano fondamentali per l’esperienza. Ho pianto per gran parte della sessione. La presenza ha fatto tutto il lavoro, Frank stava solo seguendo. È stato rassicurante stare con un gruppo ed essere ancora di servizio agli altri. Sono grato…”

A breve pubblicherò la prima parte della nostra video intervista. Oggi, però, vorrei che tutti coloro che lo conoscono, e anche quelli che ancora non lo conoscono, ma lo conosceranno, mandino a Frank un augurio, una preghiera, un pensiero di gratitudine.

Condividete, se potete, in ogni modo, anche attraverso i social. Perché nella vita di ognuno di noi ci sono stati, ci sono o ci saranno momenti nei quali siamo stati, o saremo grati di incontrare un essere umano come Frank.

Non perdete tempo. La vita è adesso.

Thank you, Dear Friend. Con molta gratitudine.

Bibliografia
Frank Ostaseski (2017). Cinque inviti. Come la morte può insegnarci a vivere pienamente Copertina rigida. Mondadori editore
Kathryn Mannix, E. Craveri, e al.  (2018) La notte non fa paura. Riflessioni sulla morte come parte della vita. Casa Editrice Corbaccio
Elisabeth Kübler-Ross e M. Mendolicchio  (2018) Sulla vita dopo la morte. Edizioni l’Età dell’Acquario
Corrado Pensa (2002) L’intelligenza spirituale. Ubaldini Editore (Roma)

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