Il paese dove non si moriva mai

Chi può sapere se il vivere non sia morire e se il morire non sia vivere?
Euripide

Questa è una breve novella su un paese, su un cane e sulla morte.

C’era un paese dove non si moriva mai. Tutti erano giovani e belli, gentili e allegri. non c’erano malattie e il medico Antonio giocava ogni giorno a carte con l’infermiere Luigi e il becchino Giuseppe, nell’osteria dove le mosche, in estate, si fermavano a riposare dentro al gran caldo.

La vita era bella, una gioia continua. Ma qualcosa mancava. Come una sospensione, una virgola, un punto interrogativo.

Un giorno, dal sentiero immerso nei prati di papavero, arrivò un cane. Non avevano mai visto un cane, nel paese dove non si moriva mai. Lo accolsero con gentilezza, il cane scodinzolò. Gli diedero acqua e cibo, il cane mangiò un poco, poi si sdraiò all’ombra di un grande fico nero a pancia all’aria. I bambini iniziarono ad accarezzarlo. ‘Che morbido!’ ‘ Ha le orecchie come il velluto!!’ ‘Chiamiamolo Orecchie di Velluto!’.

Orecchie di Velluto diventò amico di tutti. Ogni giorno, attraverso i campi verdi, gialli e marroni, passava a salutare scodinzolando, leccando tutti, persino quel burbero del dr. Antonio che gli sorrideva a mezza bocca, sotto i baffi scuri.

Ma un giorno, Orecchie di Velluto non si vide più. Tutti si misero a cercarlo, lo chiamarono fischiando, lasciarono bocconcini appetitosi lungo il sentiero. Niente. Luigi, l’infermiere, lo trovò disteso sotto un carretto, ansimante. ‘Stai tranquillo, orecchie di Velluto – disse- adesso chiamo il dottore’. Chiamò il dr. Antonio che arrivò di corsa, sentì il cuore, che batteva sempre più lento, più stanco e una ruga gli attraversò la fronte, e non andò più via. Sta morendo, disse stupito.

Il paese diventò silenzioso. Persino le mosche avevano smesso di volare. Tutti trattenevano il respiro. Orecchie di Velluto sollevò lo sguardo verso il cielo, esalò un ultimo respiro e morì.

Al suo funerale vennero tutti. Fu il primo giorno di lavoro per il becchino Giuseppe. Ci furono molte lacrime, ma anche molte risate. E un grande sospiro di sollievo. La morte era arrivata anche da loro, a dare senso alla vita.

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Siamo sincere… il periodo delle Feste di fine anno è un periodo da sempre complicato.
Da una parte, la gioia dei ricordi, della condivisione e delle coccole. Dall’altra, la mancanza di chi non c’è più, l’ansia crescente dei regali, delle responsabilità, delle riunioni non sempre felici e autentiche e il peso delle tentazioni alle quali facciamo spesso fatica a resistere.

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