Lo stress può farci ammalare: le 3 fasi della sindrome generale di adattamento e il legame corpo-mente

Ogni stress lascia una cicatrice indelebile, e l’organismo paga per la sua sopravvivenza dopo una situazione stressante, diventando un po’ più vecchio.
H. Selye

Il nostro corpo reagisce agli eventi stressanti della nostra vita  con un meccanismo chiamato “sindrome generale di adattamento” e ormai anche la ricerca scientifica lo ha confermato: di stress ci si può ammalare, di stress si può persino morire. Se ne parla ormai da anni, lo stress è diventato parte del nostro linguaggio comune, si è replicato in tutta Europa. Guardate la tabella qui sotto: tante lingue diverse ma… stress è stress in quasi ogni paese!

Tuttavia, se la reazione del nostro organismo nei confronti di un potenziale pericolo è un meccanismo di difesa perfettamente funzionale che ha accompagnato, e persino protetto, lo sviluppo del genere umano,   lo stress inteso come disturbo ha origini relativamente recenti. La sua comparsa può essere fatta risalire al diciottesimo secolo, con lo spostamento dalle campagne alle città, accompagnato da un progressivo aumento di rumore, traffico, affollamento e dai ritmi sempre più serrati della produzione industriale.

Negli anni ’30 fu un americano, Hans Selye, a osservare tra i primi gli effetti dello stress sull’organismo e le modalità di reazione del nostro corpo. Da allora, molta ricerca si è sviluppata intorno a questo tema, e molti farmaci sono stati studiati e introdotti sul mercato per aiutarci a controllare ansia e dolore.

Negli ultimi trent’ anni, la società si è ulteriormente modificata; i cambiamenti sono diventati continui, quasi all’ordine del giorno. Questa necessità di adattamento, soprattutto tecnologico, ha inciso molto sul ritmo e sulla qualità della nostra vita. La diffusione  sempre più reticolare delle nuove tecnologie non ci ha resi più liberi ma ci ha, in qualche modo, de-umanizzati.

Che cosa è lo stress

 Lo stress, molto semplicemente, è un cambiamento, una reazione di adattamento del nostro corpo ad una modifica nel nostro equilibrio fisico o mentale. I meccanismi di adattamento allo stress del nostro organismo funzionano in modo identico per qualunque tipo di stress che ci troviamo ad affrontare. Vediamo come esaminando insieme le tre fasi dello stress:

    1. Allarme
    2. Resistenza o adattamento
    3. Esaurimento

La fase di allarme

SOS!!

 Davanti ad una situazione stressante, il nostro organismo ci avverte del pericolo imminente e si prepara ad affrontare la situazione stressante, reale o percepita, attivando ogni possibile meccanismo di difesa. Come prima conseguenza, i nostri livelli di adrenalina salgono; di conseguenza il battito cardiaco aumenta, comunicando al resto del nostro corpo di prepararsi alla battaglia!

In questa fase, un ruolo importante lo riveste l’ipotalamo, un’area della regione encefalica che, attivandosi, provoca una serie di reazioni a cascata:

  • i livelli di cortisolo, adrenalina e noradrenalina aumentano
  • vengono rilasciate beta-endorfine, gli antidolorifici naturali del nostro corpo, che provocano l’innalzamento della nostra soglia del dolore permettendoci così di sopportare sforzi, traumi e forti tensioni emotive
  • l’attivazione del nostro sistema simpatico porta all’inibizione del funzionamento del nostro apparato digerente. Questo, a vantaggio del sistema vascolare, della muscolatura liscia e del sistema ghiandolare.
Lo stress, a piccole dosi, alimenta la nostra curiosità per la vita.
Kira

Resistenza o Adattamento

Dopo il primo segnale di allarme, il nostro organismo è pronto a combattere o a fuggire al pericolo. A questo punto il nostro corpo sceglierà la reazione più strettamente specifica nei confronti del fattore scatenante. In questa fase il nostro organismo è al massimo dello sforzo e produce livelli elevati di cortisolo che porta a un momentaneo indebolimento delle difese immunitarie.

Esaurimento

Se la strategia risulta vincente, si avvierà il processo di adattamento che ci permetterà di raggiungere un nuovo equilibrio.

Se le energie non si sono esaurite completamente, allora ci sentiremo stanchi ma non esausti.

Cosa succede, però, se lo stress continua e supera una determinata soglia di intensità? A quel punto, le riserve di energia del nostro organismo si consumeranno fino ad esaurirsi e lo stato di adattamento lascerà il posto ad uno stato di profondo malessere.

Come spiega la dottoressa Barbara Brown, fisiologa californiana, lo stato di ipervigilanza in cui molti di noi vivono quotidianamente era funzionale ai tempi dei nostri antenati delle caverne, quando uomini e animali feroci diventavano alternativamente pasto per gli uni o per gli altri, a seconda di quanto velocemente sapessero reagire agli attacchi dei propri nemici.

In quei tempi, venivano utilizzate risposte principalmente fisiche come correre, saltare, combattere; reazioni che utilizzavano tutta l’adrenalina prodotta dal nostro organismo.

Oggi, al contrario, il 90% del nostro stress deriva da avvenimenti emotivi, non fisici, e l’adrenalina rimane a lungo nel nostro organismo rendendoci stanchi e irritabili e causando spesso danni psicologici e fisiologici a lungo termine. Lo stress, infatti, mette a rischio anche la salute, inclusa quella del nostro cuore.

Uno studio del 2017 pubblicato sulla rivista The Lancet rivela che l’amigdala, l’area responsabile della regolazione di emozioni come ansia, paura, rabbia nel nostro cervello, diventa iperattiva in condizioni di stress, azionando le difese immunitarie che scatenano processi infiammatori potenzialmente nocivi per l’apparato cardiovascolare. Inoltre, come evidenziato dalla prestigiosa American Heart Association, un eccesso di stress può contribuire all’aumento della pressione arteriosa (ipertensione) e influenzare negativamente numerosi comportamenti e stili di vita (fumo, alimentazione, inattività fisica, ecc.) che agiscono direttamente o indirettamente sulla salute del nostro cuore.

Per ridurre lo stress, medita, muoviti e respira

Lo stress cronico può diventare, se non affrontato correttamente, una fonte importante di disagio e malattia. Tutti, però, possiamo fare qualcosa. Un trial clinico randomizzato a doppio cieco su 122 soggetti ipertesi di età superiore ai 55 anni ha dimostrato come nel 30% dei partecipanti al gruppo sperimentale a cui è stato offerto un addestramento nelle tecniche di rilassamento si sia osservata una riduzione superiore a 5 mm Hg della pressione sanguigna mentre i partecipanti al gruppo di controllo (che aveva ottenuto informazioni e materiale educativo riguardante la riduzione dei valori pressori) condotta dal Massachusetts General Hospital

… Dunque, c’è davvero speranza per noi uomini e donne del ventunesimo secolo, aggrediti ogni giorno da ansie, preoccupazioni, malattie e paure?

Certo! Non tutto è perduto. Niente è perduto, anzi. Se ci fermiamo per un attimo, vedremo che abbiamo dentro di noi tutti gli strumenti necessari per riprendere, a qualunque età,  il controllo del nostro destino, delle nostre emozioni e, in ultima analisi, della nostra vita.

La pratica, insieme millenaria e attuale, della Mindfulness, intesa come consapevolezza attenta e rilassata del momento presente, ci insegnerà a familiarizzare con il “qui e ora”, a sviluppare e mantenere costante l’osservazione diretta della nostra esperienza quotidiana e ci permetterà di  osservare e guidare, come spettatori attivi, tutte quelle emozioni, positive o negative, che governano, al nostro posto, il nostro destino. La strada della consapevolezza non riguarda solo la mente: portare attenzione al corpo, al respiro, al movimento dolce e all’attenzione per noi stessi e il mondo può attivare meccanismi di riequilibrio e guarigione, oltre a dare origine a un cambiamento profondo dentro e fuori di noi.

Se scegliamo la strada semplice ma disciplinata della consapevolezza, vedremo che la serenità e la salute, inclusa quella del nostro cuore, sono a portata di mano, dentro ognuno di noi.

Discuteremo, nei prossimi post, come usare l’energia del corpo per cambiare la nostra mente e come  trasformare gli eventi stressanti della nostra vita in energia positiva che guidi il cambiamento e il benessere.

Bibliografia
Dusek, J. A., & Benson, H. (2009). Mind-body medicine: a model of the comparative clinical impact of the acute stress and relaxation responses. Minnesota medicine, 92(5), 47-50.
Manoj K. Bhasin, John W. Denninger, et al. (2018).The Journal of Alternative and Complementary Medicine. 2018. Specific Transcriptome Changes Associated with Blood Pressure Reduction in Hypertensive Patients After Relaxation Response Training. The Journal of Alternative and Complementary Medicine. http://doi.org/10.1089/acm.2017.0053

 

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