L’obesità infantile è un problema serio e concreto che, purtroppo, sta coinvolgendo sempre più bambini e adolescenti. Anche l’Italia, sebbene sia patria della dieta mediterranea, ovvero il regime alimentare più sano del mondo, riscontra percentuali preoccupanti di sovrappeso e obesità nella popolazione infantile, soprattutto nelle regioni meridionali.

Secondo gli ultimi dati raccolti nel 2016 tramite le indagini del sistema di sorveglianza “OKkio Alla Salute”, promosso dal Ministero della Salute, il 21,3% dei bambini di età compresa tra i 6 e i 10 anni è sovrappeso, mentre il 9,3% è obeso. Questi risultati sono frutto, la maggior parte delle volte, di abitudini alimentari errate e di scarsa attività fisica.

Inoltre, il 40% delle madri di bambini sovrappeso od obesi ritiene che il peso del proprio figlio sia nella norma. Da ciò si evince che è molto importante l’educazione a un corretto stile di vita, dal punto di vista alimentare e motorio, sia per i bambini che per i loro genitori. È fondamentale capire che l’obesità è una patologia vera e propria, che può causare serie complicanze dal punto di vista fisico, ma anche emotivo.

Che cos’è l’obesità?

L’obesità si definisce come “una condizione patologica in cui vi è un eccessivo accumulo di grasso all’interno del tessuto adiposo dell’organismo che può comportare seri rischi e complicanze per la salute dell’individuo”. Quando ci si trova in una condizione di surplus calorico, ovvero quando le entrate energetiche superano le energie consumate, e questo si verifica per un periodo di tempo prolungato, si tende ad accumulare grasso.

Nell’adulto la valutazione dello stato di obesità viene effettuato tramite l’Indice di Massa Corporea (BMI): si tratta di una cifra che si ricava dividendo il proprio peso corporeo (espresso il kg) per il quadrato della propria altezza (espressa in metri). Se il numero ottenuto è maggiore o uguale a 30, ci si trova in stato di obesità.

Per i bambini e gli adolescenti, però, il BMI non è uno strumento valido per determinare sovrappeso e obesità. Fino ai 19 anni l’organismo è in fase di crescita, quindi l’Indice di Massa Corporea potrebbe risultare falsato. Perciò sono state elaborate delle tabelle specifiche che tengono conto di età, sesso e del continuo cambiamento di peso e altezza che avviene durante la crescita (queste tabelle si chiamano, appunto, “curve di crescita”).

La valutazione di sovrappeso e obesità varia da maschio a femmina, in quanto la crescita e lo sviluppo avvengono secondo tempistiche diverse. Intorno al 50° percentile la crescita risulta nella norma, dall’85° al 95° percentile si è in sovrappeso, dal 95° percentile in poi si è in stato di obesità.

Come si manifesta l’obesità infantile?

L’obesità è una malattia multifattoriale. Cosa significa? Significa che non dipende da un’unica causa, ma si manifesta quando più cause interagiscono tra loro.

Genetica

Durante la selezione naturale e l’evoluzione, in tutte le specie sono prevalse le caratteristiche genetiche favorevoli che garantivano l’adattamento all’ambiente circostante e la sopravvivenza; nella specie umana, chi possedeva un buon immagazzinamento del grasso e una buona efficienza anche a basso consumo di energie riusciva a sopravvivere ai periodi di carestia.
Questo era un corredo genetico ottimale per sopravvivere durante l’età della pietra, in cui bisognava procurarsi il cibo giorno per giorno e scappare dai predatori. Al giorno d’oggi però non ci troviamo più in queste condizioni. I geni che abbiamo sviluppato con anni e anni di evoluzione possono contribuire allo sviluppo dell’obesità, anche se in minima parte.

Ambiente

Se la genetica influisce in minima parte sullo sviluppo dell’obesità, l’ambiente invece ha un grandissimo impatto sull’incremento di questa patologia. Viviamo in un ambiente che viene definito “obesogenico”, che per un bambino può rappresentare un serio problema: cibo sempre disponibile, aumento dei fast-food che propongono cibo spazzatura a basso prezzo e in grandi quantità, pubblicità accattivanti di cibi e bevande ricche di grassi, sale e zuccheri, tecnologie che limitano sempre di più l’attività fisica e promuovono la sedentarietà. L’obesità è anche definita, infatti, “malattia del benessere”.

Familiarità

Inevitabilmente la familiarità gioca un ruolo molto importante nello sviluppo del sovrappeso o dell’obesità. Per un bambino che vive in una famiglia in cui uno o entrambi i genitori sono in stato di sovrappeso o di obesità, il fattore di rischio di diventare anche lui sovrappeso od obeso cresce esponenzialmente.
Inoltre, essendo in fase di crescita, si può sviluppare una condizione chiamata “adiposity rebound precoce”: l’iperalimentazione può causare, oltre all’aumento del volume delle cellule adipose, anche l’aumento del loro numero. Ciò causa una predisposizione maggiore all’obesità. Inoltre l’essere obesi da bambini e adolescenti, incrementa il rischio di essere obesi anche da adulti.

Comportamento

Naturalmente ciò che più incide sullo sviluppo dell’obesità è il comportamento. Spesso i bambini e gli adolescenti non seguono correttamente le norme per una sana alimentazione (non fanno colazione, piluccano durante il giorno, fanno pasti troppo abbondanti, preferiscono il junk-food e le bibite zuccherate rispetto a un’alimentazione equilibrata), svolgono poca attività fisica e sono molto sedentari, spesso a causa della grande quantità di tempo trascorsa davanti alla TV o sui dispositivi elettronici.

Cosa comporta l’obesità infantile?

Negli ultimi anni, a causa dell’aumento dell’obesità infantile, si è visto un aumento di malattie legate all’obesità anche nei bambini, quando prima queste patologie si manifestavano solamente in età adulta ed erano sconosciute nell’infanzia.

Si verificano sempre di più episodi di ipertensione, ipertrigliceridemia, ipercolesterolemia, accumulo di grasso nel fegato e glicemia alta (condizione di pre-diabete di tipo 2). Inoltre, si possono manifestare problemi di tipo polmonare (il cosiddetto “fiatone”, asma o apnee notturne) e di tipo ortopedico a causa del peso elevato (malformazioni agli arti inferiori, dolori articolari, rischio più elevato di distorsioni e fratture).

Oltre a problemi fisici, l’obesità molto spesso è causa di problemi di natura psicologica: i bambini e gli adolescenti obesi non hanno un buon rapporto con il proprio corpo. Questo è causa di bassa autostima e molte volte sono vittime di bullismo a causa di questo loro problema. Questa condizione, purtroppo, è un fattore di rischio per lo sviluppo di disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, binge eating disorder).

Come si combatte l’obesità infantile?

La parola d’ordine per combattere l’obesità infantile è PREVENZIONE. Ci sono alcuni accorgimenti fondamentali per prevenire lo sviluppo dell’obesità in bambini e adolescenti.

L’obesità si combatte già in epoca prenatale: molti studi hanno dimostrato che i figli di donne sovrappeso od obese presentano un fattore di rischio maggiore di sviluppare obesità infantile rispetto alle gestanti in peso forma. Il feto di una gestante obesa può presentare macrosomia, ovvero essere più grande della media per l’età gestazionale. È quindi auspicabile arrivare alla gravidanza in uno stato di normopeso, o almeno ridurre il peso corporeo prima della gravidanza.

Dopo il parto, l’OMS raccomanda fortemente l’allattamento al seno esclusivo fino ai 6 mesi di vita, in quanto esercita un ruolo protettivo nello sviluppo dell’obesità. Dopodiché è necessario effettuare uno svezzamento progressivo, introducendo un cibo per volta, dai 4-6 mesi in poi; uno svezzamento precoce può comportare lo sviluppo di obesità infantile. Inoltre, è fortemente sconsigliato aggiungere sale e/o zucchero alle preparazioni per i neonati.

Dall’età scolare in poi valgono i principi di una sana e corretta alimentazione: dieta mediterranea e attività fisica quotidiana!

Consigli per modificare le abitudini

È molto importante non presentare il cambiamento di abitudini al bambino o adolescente obeso con un risvolto “punitivo”, facendogli pesare la situazione fisica in cui si trova. Proporgli dei piccoli cambiamenti giorno per giorno, spiegandogli perché si stanno attuando, oppure provare a cercare assieme a lui alternative e soluzioni: se proporrà lui le seguirà più facilmente.

Suddividere la giornata in cinque pasti: tre pasti principali e due spuntini.

I pasti principali, cioè colazione, pranzo e cena, devono essere completi, ovvero devono contenere tutti i nutrienti (carboidrati, proteine e grassi), ed essere sempre accompagnati da frutta e verdura per assumere la giusta quota di fibra. Attenzione a non associare più alimenti con la P nello stesso pasto! (pasta, pane, patate, polenta, pizza). Evitare di fare il bis.

Gli spuntini devono essere in porzioni adeguate, senza esagerare. Infatti, gli spuntini servono solamente da “spezzafame” per non arrivare ai pasti principali con una fame eccessiva. Se lo spuntino è eccessivamente calorico si rischia di arrivare al pasto successivo con poca fame, ed esagerare nuovamente alla merenda successiva. Se i pasti sono troppo scarsi il rischio è di continuare a piluccare tra un pasto e l’altro, assumendo più calorie rispetto a un pasto principale e a una merenda equilibrati.

Eliminare o ridurre il più possibile il junk-food come merendine, patatine, caramelle, barrette varie, cibi confezionati, ecc ecc… Sostituirli con alimenti più naturali e genuini come frutta fresca, yogurt, pane e marmellata, pane e cioccolato, frutta secca, dolci fatti in casa. Si possono anche coinvolgere i bambini nelle preparazioni dei cibi, in modo che possano conoscere i vari alimenti e capire quali sono da consumare con più frequenza e quali, invece, sono da limitare.

Una volta ogni tanto è giusto concedersi il cibo che piace di più, per soddisfare la propria voglia, mangiarlo con gusto e togliersi lo sfizio. Attenzione però: comprare quel determinato cibo solo per l’occasione! Non tenere in casa cibi tentatori.

Evitare di utilizzare il cibo come premio: “se fai il bravo ti dò le caramelle”, “se metti a posto la camera dopo andiamo a prendere il gelato”… In questo modo non si attribuisce un valore giusto al cibo. Il cibo deve rimanere sempre all’interno del suo ruolo, ovvero quello di nutrirci.

Decidere assieme al bambino uno sport che gli piaccia da praticare almeno tre volte alla settimana (calcio, nuoto, pallacanestro, pallavolo, danza, atletica) e mantenere comunque sempre uno stile di vita attivo ogni giorno, giocando all’aperto con gli amici, andando a piedi a scuola, prendendo le scale anziché l’ascensore o le scale mobili, ecc ecc…

Ridurre il più possibile il tempo passato davanti a uno schermo. Oggigiorno la TV, i videogames e i social network occupano una parte notevole di tempo all’interno della giornata di bambini e adolescenti. Diminuire progressivamente il tempo dedicato a queste attività, cercando di arrivare a un tempo di massimo due ore. I dispositivi elettronici sono i principali responsabili della sedentarietà.

Insegnare ai bambini a praticare, fin dalla prima infanzia, le attitudini e i comportamenti dell’alimentazione consapevole,  la presenza consapevole (mindful awareness)  e rilassata a contatto con la natura, con gli affetti familiari e sociali e con se stessi.

Conclusioni

Il sovrappeso e l’obesità in età infantile sono problemi seri che non devono essere sottovalutati. Vanno presi in carico il prima possibile, per evitare il precoce sviluppo di complicanze. È importante coinvolgere il bambino nel processo di perdita di peso; è un percorso che non richiede fretta, ma è necessario essere costanti finché non sarà avvenuto il cambiamento di abitudini. Inizialmente potrà essere difficile e complicato, ma il risultato sarà un grande guadagno in termini di salute, di autostima e di sicurezza.

Alice Fragiacomo

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